Black Mirror 4 | Arkangel

Avete in mente quel senso di angoscia misto a disagio che ci opprime quando vediamo qualcosa a noi molto famigliare?

Fin dai primissimi minuti di Arkangel sentiamo che questa sensazione ci pervade e ci accompagna costantemente per tutta la durata della puntata. Protagonista della storia è il rapporto morboso tra Marie e Sara, rispettivamente madre e figlia. La narrazione infatti si snoda seguendo di pari passo il percorso di crescita della bambina dall’infanzia fino all’adolescenza.

Marie, scossa dopo aver perso di vista sua figlia al parco giochi, trova nella tecnologia la soluzione perfetta a tutte le sue angosce. Infatti decide di far parte di un programma sperimentale che inserisce nella bambina un microchip collegato ad un piccolo tablet così da poter monitorare ogni singolo momento della sua vita. Una sorta di “parental control” capace di censurare ogni singola scena di violenza, di sofferenza e di sesso.

Tutti credo, prima o poi, abbiamo dovuto fare i conti con un genitore iperprotettivo che invano cerchi continuamente di proteggerci sotto una campana di vetro, ma quello che per Marie era nato come un semplice monitoraggio pian piano si è trasformato in una vera e propria ossessione.

Già l’adolescenza è difficile e se ci aggiungiamo una madre paranoica, non se ne esce davvero più!

Black Mirror: un'immagine della quarta stagione, episodio ArkAngel

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Questo episodio è bello, ma ancora non rientra nelle corde di Black Mirror.

Spieghiamoci meglio!

Da una parte abbiamo una madre dal comportamento malsano che seppure agisca in buona fede, le sue ansie non possono essere per niente giustificate dallo spettatore. Dall’altra parte, invece, c’è una figlia che cerca di affrontare uno dei momenti più duri della crescita: l’adolescenza e il suo irrefrenabile bisogno di sentirsi libera. Una sensazione che purtroppo non potrà mai provare del tutto per via del dispositivo che ha nel cervello.

Come potete ben vedere i preamboli per un classico alla Black Mirror ci sono tutti, ma cosa è andato storto?

L’idea di fondo è geniale, ma lo sviluppo è banale e in alcuni momenti fin troppo scontato. Eccellente la regia di Jodie Foster che riesce a trasmettere egregiamente in ogni inquadratura l’angoscia provata dalla madre durante la crescita della figlia. Purtroppo però il finale ha lasciato molto a desiderare.

Così come la puntata precedente la conclusione lascia un po’ di amaro in bocca al punto da domandarsi se è veramente Black Mirror ciò che stiamo guardando. Magari con diverse scelte narrative e una fine più ad effetto, Arkangel sarebbe potuto essere una delle puntate più belle di tutta la serie.

La pensate in maniera diversa? Fatecelo sapere in un commento!

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