Mindhunter | Criminali si nasce o si diventa?

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“Quarant’anni fa la vostra FBI è stata creata per dare la caccia a John Dillinger”

Con una scena cruenta e a dir poco violenta, Mindhunter fa il suo debutto sulla piattaforma Netflix. Siamo catapultati negli Stati Uniti degli anni ’70 dove Charles Manson e David Berkowitz sono diventati l’incubo di un’intera nazione per via della loro perversione nel compiere omicidi. La domanda sorge dunque spontanea: Criminali si nasce o si diventa?

Holden Ford è un giovane agente federale specializzato in negoziazione di ostaggi. Malgrado abbia esperienza sul campo, viene spesso relegato al ruolo di docente di psicologia criminale a Quantico. Durante le sue lezioni, sia grazie al suo personale riscontro con gli studenti che con gli altri professori, si accorge che ormai ciò che insegna è del tutto obsoleto. Infatti, le precedenti teorie e i manuali non riescono più ad essere indispensabili strumenti per risolvere i nuovi casi di omicidio. Così tra un tentativo di aggiornamento e l’altro della propria materia, Holden suscita l’interesse del collega Bill Tench che decide di portarlo con sè in uno dei suoi giri tra i vari distretti di polizia. I due, per la prima volta, si confrontano con un bizzarro e irrazionale caso di omicidio su cui è difficile applicare le vecchie teorie da manuale. Il modo di fare crimine è cambiato e l’FBI dovrà cambiare il suo atteggiamento di conseguenza.

Tre sono le battaglie che dovrà combattere l’agente Ford:

  1. il formalismo patinato del Federal Burreau che ha smesso di farsi domande e vede nell’indagine psicologica un settore secondario;
  2. la pigrizia dei cadetti nel risolvere i casi tramite un proiettile piuttosto che cercare di aprire un dialogo con i criminali
  3. l’arroganza del protagonista di trovare una teoria unica che spiega in maniera concreta gli atteggiamenti criminali dei killer.

Un pilot lungo e lento che si comprende appieno solamente guardando i primi due episodi. Essi mostrano proprio gli albori di questo studio sulla mente criminale, di come il direttore non sia propriamente d’accordo con le decisioni e le azioni compiute dai due protagonisti, ma alla fine sulle note di Psycho Killer dei Talking Heads acconsente a queste interviste.

Gli spunti che lancia sono interessanti e i dialoghi sono intensi, specialmente quelli tra Holden ed Ed Kemper. Amanti del crime siete pronti ad entrare nella mente dei più temuti criminali statunitensi?

 

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