Nomination Time | Strong Island

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Ecco che vi presentiamo la quarta pellicola nominata agli Academy Awards 2018: Strong Island. Presentato l’anno scorso ai Sundance Film Festival, è un documentario che prende il nome dal nomignolo che si attribuiva al quartiere newyorkese Long Island, popolato per la maggiore da persone di colore.
Dietro alla macchina da presa c’è Yance Ford, un nome importante per questa pellicola dal momento che è il fratello di William Ford, il protagonista. Nel 1992 costui fu ucciso con un colpo da arma da fuoco in un’officina da Mark Reilly. Il negozio non era lontano da Long Island. I due uomini stavano avendo una discussione generata principalmente da un insulto diretto alla signora Ford. William perse le staffe e minacciò Mark spaccando un piccolo elettrodomestico nel negozio.

Ad un certo punto si udirono degli spari. Ford fu colpito al petto, ma non ci fu niente da fare. Nonostante i disperati tentativi nel rianimarlo, morì in ospedale poco dopo. Il processo contro Mark Reilly fu quasi una pagliacciata. Una giuria di soli bianchi dichiarò l’uomo innocente e chiusero per sempre il caso.
Quali furono le conseguenze di questa ingiustizia? 
Dopo neanche vent’anni da questo tragico evento Yance decide che è arrivato il momento di riprendere le fila del discorso e di raccontarlo secondo una doppia chiave di lettura: quella politica, legata dunque alle tensioni razziali e quella, invece, più personale che richiama il proprio vissuto.
voto 7 2
Una storia toccante che deve essere raccontata e vista da tutto il mondo. Una tragedia che punta il dito dritto contro l’ipocrisia americana di oggi dove i luoghi liberal e multiculturali come la città di New York sono invece teatri di ingiustizie e razzismo.
Barbara Dunmore e William Ford senior approdarono al Nord per inseguire il loro sogno da middle class dopo aver sperimentato anni di segregazione razziale ed ingiustizie al sud del paese. La città però si è dimostrata meno aperta di quanto sperassero al punto da perdere il loro primogenito.
Il fattore però più travolgente e allo stesso tempo più coinvolgente è la parte dei ricordi e come questo tragico evento, dopo vent’anni, sia rimasto indelebile nei cuori e nella memoria della famiglia. Attraverso interviste, diari personali, fotografie e musica il regista racconta come il dolore della perdita e il lutto si siano tramutati in rabbia. Simile ad un lungo flusso di coscienza dalla durata di 107 minuti i personaggi spiegano come siano stati difficili questi anni, ma soprattutto quanto è stato duro reprimere la tentazione di rispondere all’odio con altro odio.
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