She’s Gotta Have it | Il femminismo targato Spike Lee

Non avete ancora dato un’occhiata a She’s gotta have it? Che cosa state aspettando!?

Spoiler Alert: è una BOMBA

Noi di Getflix abbiamo appena finito di vedere il decimo e ultimo episodio della prima stagione e ne siamo perdutamente innamorate. Cosa farà adesso Nola? Che ne sarà dei tre amanti? Per non parlare della sua relazione con Opal! Come si risolverà?

Una quantità enorme di domande che forse avranno le loro risposte se la serie sarà rinnovata per una seconda stagione. Incrociamo le dita, al momento non abbiamo alcuna notizia.

Visto che ci siamo accorte che poche persone hanno scelto di vederla abbiamo deciso di scrivere una recensione assolutamente spoiler free che possa in qualche modo invitarvi a guardarla durante questo ponte dell’immacolata.

Come ben sappiamo di serie televisive sul femminismo ne abbiamo ormai di tutti i generi, infatti, sembra proprio che Netflix sia alquanto sensibile a questa tematica. Ma cosa distingue She’s Gotta Have it dalle altre? Facile, normalmente queste serie di prodotti televisivi partono alla grandissima con prime puntate incredibili, ma poi man mano che si sviluppa la trama si afflosciano su se stesse come un sufflè fuori dal forno. Questo però non è il caso di She’s Gotta Have it che in ogni sua puntata cerca di definire e caratterizzare ogni singolo personaggio in maniera sempre più profonda. Scava all’interno dei loro animi sviscerando ogni loro singola debolezza rendendoli dunque sempre più umani.

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La cosa però, a nostro avviso più sorprendente di tutte, è il fatto che nonostante sia un remake di Lola Darling, il primo film diretto da Spike Lee ed uscito nel 1986 la storia raccontata risulta più attuale e contemporanea di quanto si possa pensare. Nola, la protagonista, è una giovane pittrice che vive nella zona di Fort Greene a Brooklyn, una delle zone che soffre di una fortissima gentrification (parola chiave di molti episodi!!). Ha deciso di vivere come le pare e piace senza subire il peso delle etichette. Non le piace appartenere ad un’unica categoria e per questo che decide di uscire contemporaneamente con tre persone diverse: Greer, Jamie e Mars.

Però affermare che sia una serie incentrata principalmente sulla sessualità è assolutamente sbagliato perchè She’s Gotta Have it è molto di più. É riduttivo e quasi svilente categorizzarla per un singolo aspetto, infatti, come la protagonista, è difficile dare una sola etichetta a questo prodotto televisivo. Descrive la vita così com’è in tutte le sue sfaccettature, alternando tra di loro momenti profondi e quelli invece più leggeri. Sorrisi, risate, lacrime e rabbia, tutto questo è She’s Gotta Have it. Non è solo femminismo combattivo, ma è anche una dettagliata indagine sui rapporti sociali, sulle sfide che la donna deve affrontare quotidianamente, sulla precarietà della generazione X e sui millennials.

Non vi abbiamo ancora convinto? 

Allora ecco a voi 5 ottimi motivi per iniziarla a vedere.

  1. Una storia diversa da molte serie girlpower.
  2. Nola Darling.
  3. Colonna Sonora.
  4. New York in particolare Brooklyn.
  5. Campagna women power specialmente dopo il caso Weistein.

Vi assicuriamo che una volta iniziata non potrete che finirla! Binge Watching assicurato!

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