Lettera al Re, la serie fantasy Netflix che colpisce senza però graffiare

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Pronti a partire per una nuova avventura? Lettera al re vi trascinerà in un mondo fantasy dagli aspetti medioevali.

Ormai quando si ha davanti un prodotto fantasy, il paragone con Il Trono di Spade sembra quasi un obbligo. Una sorte che prima di tutto è toccata a The Witcher ed ora sembra sia il turno di Lettera al Re, la nuova serie young adult originale Netflix disponibile sulla piattaforma da venerdì 20 marzo.

Al centro della storia c’è Tiuri, un giovane scudiero alla ricerca del proprio posto nel mondo. L’incontro con il Cavaliere Nero dallo Scudo Bianco gli cambierà completamente la vita. Dovrà affrontare lunghe peripezie per riportare un messaggio al re. In quella lettera c’è racchiuso il destino del regno e il ragazzo dovrà stare attento a non farla finire nelle mane sbagliate.

La missione ha inizio e Tiuri non ha la benchè minima idea delle minacce che dovrà affrontare: un principe nefasto sta cercando di conquistare il trono per seminare guerra e distruzione, un oscuro potere riemerge per minacciare la pace del mondo. Non mancheranno ovviamente la magia, un’antica profezia e il mito del prescelto. Meno male però che lo scudiero non è da solo, durante il viaggio scoprirà il vero valore dell’amicizia.

Lettera al Re: Recensione della nuova Serie TV targata Netflix

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Lettera al Re, le divergenze con il romanzo

Lettera al Re è prima di tutto un romanzo del 1962 a cura della scrittrice olandese Tonke Dragt. La storia ha già avuto una sua trasposizione cinematografica senza avere ovviamente successo, così Netflix tenta la fortuna rimaneggiandone alcuni pezzi. La versione di Will Davies rende sicuramente omaggio all’idea base, ma per elettrizzare la posta in gioco inserisce anche qualche clichè contemporaneo che hanno poco a che vedere con il fantasy. Dalle fanciulle impertinenti alle stirpi sciamaniche, la trama rimane lo stesso pittoresca e qualche volta fin troppo scontata.

Un reietto come protagonista

Come detto in precedenza, al centro di tutto c’è Tiuri, un ragazzo come tanti che sogna di diventare un cavaliere di Daganaut. La strada ovviamente è lunga, specialmente viste le sue origini. È un reietto, un rifugiato, un sopravvissuto del genocidio che ha devastato il suo paese d’origine e proprio per questo viene spesso definito con l’appellativo la “feccia di Eviellan”. Un’impresa che sembra davvero impossibile viste le sue scarse attitudini al combattimento.

Lettera Al Re 2 Stagione su Netflix: cosa sappiamo

Tutto cambia quando viene incaricato dal Cavaliere Nero di raggiungere il re di Unauwen. Diventando preda di numerosi nemici, le sue capacità si affinano ed inizia così la sua crescita sia fisica che psicologica. Da reietto a salvatore il passo è veramente semplice.

Un Trono di Spade per adolescenti?

Il giovane Tiuri potrebbe quindi non essere lo scudiero più potente o più saggio, ma sicuramente ha molto coraggio ed onore. Sai chi ne aveva davvero tanto? Ned Stark, un paragone ardito vista la brutta fine che ha fatto. Comunque, a parte le speculazioni goliardiche, come si diceva prima è facile e quasi scontato paragonare Lettera al Re all’acclamata serie targata HBO, senza ovviamente tralasciare anche altri pilastri di genere. Dopotutto, il Trono di Spade ha letteralmente cambiato il nostro modo di fruire i fantasy a sfondo medioevale. È difficile rimanere al passo con gli intrighi e i sotterfugi di Westeros.

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In conclusione

Lettera al Re è una di quelle storie in cui tutto è collegato con tutto. Niente è lasciato al caso e alla fine tutto viene spiegato. Sfortunatamente parlando non avremo scene né di tortura o di sessualità estrema. Nessuna madre dei draghi all’orizzonte e nessun trono di spade da conquistare. La magia arriva a metà stagione e forse questa è una grandissima pecca. Nel complesso rimane una serie godibile da vedere tranquillamente sul divano in questi giorni di reclusione.

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