Artemis Fowl: la recensione di una lettrice della saga alquanto delusa

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Su Disney + è disponibile dal 12 giugno Artemis Fowl, film tratto dall’omonima saga letteraria dello scrittore di Eoin Colfer. Il film avrà soddisfatto le aspettative di chi conosce bene i libri? Scopriamolo insieme!

È una verità universalmente riconosciuta che un qualunque lettore, di fronte alla trasposizione cinematografica di un libro da lui molto apprezzato, resterà inevitabilmente deluso. Certo, ci sono delle eccezioni (vedi The Lord of the Rings) ed è doveroso ricordare che libri e cinema utilizzano linguaggi diversi e sono fruiti da persone diverse e che trasporre significa tradurre un’opera in qualcosa che è molto diversa da quella di partenza.

Detto questo, ci sono alcuni film tratti dai libri che sono stati completamente stravolti e non hanno più un briciolo della magia del libro da cui sono tratti: Artemis Fowl rientra in questa categoria, purtroppo.

Chi è Artemis Fowl?

Nel libro è un giovanissimo genio del crimine, discendente da una lunga stirpe di criminali e con il desiderio di impossessarsi dell’oro del Piccolo Popolo. Artemis ha occhi e cuore (apparentemente) di ghiaccio, scarsi livelli di empatia, è un manipolatore, ironico e dalla lingua tagliente, disposto a tutto pur di ottenere ciò che desidera. Immaginatevi un giovane Sherlock Holmes, nell’interpretazione del personaggio di Benedict Cumberbatch, per avere un’idea più chiara.

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Nel film, invece, il suo personaggio è stravolto: appare solo come un ragazzino viziato, che fa surf e ha una venerazione per il padre (Colin Farrel), non è completamente buono, quanto piuttosto una sorta di anti-eroe. Aspetto che sarà presente nei libri, ma che è il risultato di un’evoluzione del personaggio, in seguito ad alcuni avvenimenti e incontri che lo segnano e lo portano a maturare.

Nel film, invece, Artemis è già così, forse una scelta politically correct della Disney, che non poteva fare di un criminale l’eroe di un suo film? Non aiuta certo neppure l‘assenza di interpretazione del giovane protagonista, Ferdia Shaw, che per tutto il film si limita ad avere un’espressione tra il corrucciato e l’imbronciato.

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Leale, un’occasione mancata

Nei libri è uno dei personaggi che più ho amato, è l’unico vero amico di Artemis, quasi una figura paterna e fa parte di un’antica famiglia di guardie del corpo. Ha un aspetto imponente e incute timore nei suoi avversari. Il suo nome di battesimo (Domovoj) è sconosciuto ad Artemis, per consentire un maggiore distacco emotivo tra i due, finchè non è lo stesso Leale a rivelarlo, quando si trova in punto di morte in seguito a uno scontro. Artemis lo farà ibernare e poi salvare da Spinella Tappo, ma questo comporta un invecchiamento di Lelae di circa 15 anni.

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L’attore scelto per interpretare Leale, Nonso Anozie, è stato reso quasi una macchietta comica e totalmente ininfluente ai fini della trama (quale trama?). Dovrebbe essere la persona di cui Artemis si fida di più, ma è sostituita nel film da Artemis Sr., mentre invece nei libri il padre di Artemis è scomparso, rapito dalla Mafia Russa.

Spinella Tappo e il Piccolo Popolo

Altra nota dolente del film è sicuramente la rappresentazione del Piccolo Popolo. Diciamocela tutta: siamo ormai subissati da mondi magici, creati dalle penne di numerosi autori ed è sempre più difficile che qualcosa di originale venga fuori. Il mondo di Eoin Colfer ha visto la sua nascita editoriale nel 2001, ma da allora sono nate tante saghe fantasy ed è, quindi, difficile piazzare un prodotto e renderlo originale.

Artemis Fowl è un’occasione mancata anche da questo punto di vista: l’autore ha creato un mondo magico estremamente orignale, con un proprio sistema di scrittura, composto da segni ideografici simili ai geroglifici, con una storia e delle dinamiche sociali interne, che sono interessanti da analizzare e che nel film sono totalmente annullate o rimpiazzate con qualcosa di già visto.

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Prendiamo il personaggio di Spinella Tappo (Lara McDonnell): nei libri è il primo agente elfo femmina a entrare alla L.E.P (la Libera Eroica Polizia del mondo magico), dovendo ogni giorno scendere a patti con la misoginia e il sessimo che permea il suo ambiente di lavoro. Molto spesso si scontra con il comandante Tubero (che non è un personaggio femminile, come nel caso di Judi Dench nel film), burbero capo della L.E.P con cui Spinella stringerà un buon rapporto filiale.

Sarebbe stato più interessante rappresentare delle dinamiche del genere, in cui concezioni antiquate e sesssite vengono pian piano smantellate grazie a un elemento che disturba lo status quo, piuttosto che vedere un mondo perfetto in cui l’egualitarismo già regna e in cui vengono meno le istanza femministe portate avanti da Colfer nel libro, attraverso il personaggio Spinella. Ancora politically correct? In ogni caso, un pò deludente.

Artemis Fowl, prima foto dal set di Judi Dench - FilmPost

Vale lo stesso per Josh Gad, interprete del nano gigante (?) Bombarda Sterro che risulta troppo artefatto, tra continui ammiccamenti e sorrisini sornioni, al punto da risultare irritante. Nel film a lui è affidata la narrazione della storia e il ruolo di spalla (poco) comica, ma, complice anche le battute scontate e l’assenza di ironia nei dialoghi, il tutto non riesce molto bene.

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L’Aculos: il motore (inesistente) del film

Inoltre, anche l’Aculos, definito nel film come l’arma più potente che esiste al mondo, in realtà, nei libri non esiste affatto! Anche la scelta di articolare tutta la pellicola intorno a un manufatto magico, così come la rappresentazione dei Fowl come di guardiani e protettori dell’umanità in incognito contribuisce a rendere il film come qualcosa di già visto ed è un’occasione mancata.

La Disney puntava a rendere Artemis Fowl un franchising, ma con queste premesse, sarà piuttosto arduo riuscirci. Se avete già visto Artemis Fowl e non vi ha soddisfatto, correte a leggere i libri. Se non l’avte visto, se vi intriga, guardatelo, diteci che ne pensate e poi correte comunque a leggere i libri. Un buon libro ti salva da tutto, anche da film poco riusciti.

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