Bloodride, l’horror distopico norvegese in 6 storie

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Dalla Norvegia con furore arriva Bloodride, la prima serie distopica antologica scandinava che cerca di tenere il passo con Black Mirror. Riuscirà nell’impresa?

Dal 13 marzo sulla piattaforma è disponibile Bloodride, la nuova serie antologica scandinava firmata Netflix. Composta da solamente sei episodi dalla durata di 25 minuti circa sembra essere niente di così impegnativo alla fine, un binge-watching di breve durata.

Nonostante le storie siano completamente slegate tra di loro, l’unico collegamento è l’incipit. Uno spettrale autobus avanza nella nebbia guidato da un sinistro autista intento a scrutare nello specchietto retrovisore i propri passeggeri, un gruppo di estranei dal passato inquietante. Le tematiche trattate sono veramente molteplici e difficili da categorizzare. Si spazia tra una vasta gamma di argomenti: dalle trame per lo più soprannaturali fino a quelle che invece si addentrano nei meandri più oscure della natura umana mettendo in risalto le nefandezze.

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Bloodride: sei diverse storie autoconclusive

Si inizia con “Il sacrificio Supremo”, una storia accattivante di come una moglie e madre si trova ad adattarsi agli usi e ai costumi del posto compiendo atti indicibili in nome di una misteriosa ricchezza. “I tre fratelli”, il secondo episodio, mostra come possa tragicamente degenerare un’apparente riunione famigliare. Peccato che uno dei fratelli sia appena uscito dal manicomio. Il terzo, “Lo scrittore malvagio” è forse uno di quelli che mi è piaciuto di più. Molto cervellotico mostra come la scrittura possa, alcune volte, essere fin troppo letterale.

Topi da laboratorio” segue la scia dell’episodio precedente mettendoci dentro anche un briciolo di suspense in più. Un avido imprenditore scopre che il prototipo innovativo su cui stava lavorando è stato rubato. Il ladro si trova ancora nell’edificio, bisogna solamente scovarlo. “La vecchia scuola” è alle prese con un mistero diabolico all’interno dell’istituto. Una giovane maestra si ritroverà invischiata in una storia di fantasmi. L’ultimo episodio “L’elefante nella stanza”, dai toni particolarmente splatter, mostra come una tranquilla festa aziendale in maschera possa trasformarsi in una tragedia.

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Il paragone con Black Mirror

Quando si parla di serie antologiche, la mente ci riporta subito al grande classico di genere: Black Mirror. Il paragone sembra quasi d’obbligo, ma allo stesso tempo fin troppo azzardato. Ovviamente non esiste partita, la serie britannica, per il momento, sbaraglia sicuramente tutta la concorrenza. Le storie autoconclusive di produzione norvegese e con ambientazione nordica non sempre esprimono in pieno il proprio potenziale. Le idee senza dubbio sono originali, ma non raggiungono quasi mai la vetta della genialità. Il livello di Bloodride resta sempre medio-basso, tranne forse per qualche piccola eccezione. Terminati i 20 minuti hai sempre quella sensazione di insoddisfazione e di prevedibilità che ti portano a dire: “Sì. Bello, ma avrei preferito così.”

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In conclusione

L’idea di mescolare l’horror con il black humor scandinavo è stata davvero geniale e oserei dire quasi vincente. Certo le storie non sono tutte ben strutturate ciò non toglie che Bloodride abbia un grandissimo potenziale dentro di sé. Gli episodi sono godibili e la loro breve durata è sicuramente un gran bel punto a suo favore. È un ottimo prodotto per chi magari sentisse la mancanza del cult di genere “Ai Confini della Realtà”, mentre invece lo sconsiglio altamente per chi cercasse un’alternativa a Black Mirror.  

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