Brews Brothers, la sit-com “alcolica” che delude le aspettative

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La nuova comedy, Brews Brothers, fa il suo debutto il 10 aprile su Netflix. Noi siamo riusciti a stento a finirla. Ci siamo forse dimenticati di ridere?

Il catalogo Netflix nelle ultime settimane si sta arricchendo di una grande quantità di prodotti originali e non per tenerci compagnia in questo periodo di emergenza da COVID-19. Se da un lato esistono belle sorprese come Unorthodox, dall’altra invece abbiamo novità che ci regalano, purtroppo, anche delle cocenti delusioni come Brews Brothers. D’altronde “non tutte le ciambelle escono con il buco”.

Il genere della sit-com è parecchio in voga negli ultimi anni, specialmente dopo il successo di show come How I Met Your Mother o The Big Bang Theory. Non sempre le produzioni riescono a colpire nel segno risultando spesso copie spudorate di prodotti precedenti o proponendo un’ironia fin troppo banale e con situazioni che continuano a ripetersi nel corso degli episodi.

In quest’ultima categoria rientra proprio Brews Brothers disponibile sul catalogo a partire dallo scorso 10 aprile. Non mi aspettavo una serie particolarmente memorabile, mi sarei accontentato di un prodotto di intrattenimento per trascorrere qualche ora in tranquillità. Piccolo spoiler: purtroppo non è quello che mi sono trovato davanti.

Un’ottima idea di base sfruttata male

Will è un mastro birraio ed è anche il proprietario del Rodman’s XXXtreme, un birrificio poco frequentato nel quartiere di Van Nuys a Los Angeles, con un nome ambiguo che lo fa sembrare un sexy shop. Inutile aggiungere che è sommerso di debiti e a stento riesce a mantenere a galla il bar insieme ai suoi due impiegnati: l’ex lottatrice dell’MMA Sarah Flood, seriamente intenzionata a rilanciare il birrificio, e Chuy, ex meccanico dai mille impieghi secondari che porta a casa i fusti per dubbie degustazioni. Un giorno si presenta nel locale Adam, il fratello con cui Will non parla da anni. I due hanno una rivalità che dura tutta la vita oltre ad avere due caratteri totalmente opposti. Metteranno da parte le proprie divergenze per collaborare così da risollevare il locale.

Adam è un perfezionista rigido, pretenzioso, con un ego smisurato e un carattere insopportabile. Pone la sua arte birraia al di sopra di tutte le preoccupazioni economiche. Will, invece, è confusionario e pasticcione, ma più disposto a cedere alle necessità commerciali ed a trasformare il birrificio in un luogo d’attrazione di massa. I dissidi tra i due fratelli non sono però così facili da superare e il loro scontro alimenta caos e inconvenienti.

Una comicità banale e fin troppo volgare

Fin dal primissimo episodio, lo show rivela quello che sarà uno dei suoi più grandi difetti: la comicità costruita per buona parte su battute volgari e riferimenti sessuali totalmente decontestualizzati.

La trama di Brews Brothers si basa su un concept piuttosto semplice che poteva essere sfruttato per creare situazioni comiche ben calibrate e studiate in modo da risultare ben distribuite nel corso degli otto episodi. Sarah, Adam, Will, Chuy e gli altri personaggi di contorno vengono dipinti come stereotipi di loro stessi. Gli attori cercano di scatenare il riso nello spettatore con una recitazione che risulta quasi caricaturale, senza di fatto riuscirci. Insomma, la sit-com parte già con il piede sbagliato con una storia di fondo piuttosto banale è spesso rafforzata dalla caratterizzazione dei personaggi e da battute sferzanti.

Una serie sulla birra, ma senza birra

Le birre artigianali, che dovevano essere “co-protagoniste” di Brews Brothers, risultano centrali solo parzialmente. La descrizione degli ingredienti non è sfruttata per far progredire la storia o presentarci meglio i nostri mastri birrai. Piuttosto è dimostrazione di mancanza di idee e di una necessità di cercare in tutti i modi di riempire i buchi narrativi causati dalla sceneggiatura che sembra non avere ben chiara la direzione da prendere.

In conclusione

Brews Brothers poteva essere una simpatica comedy da gustarsi sorseggiando un’ottima birra risulta un prodotto privo di mordente e che soprattutto fallisce nell’elemento più importante di un prodotto seriale di questo genere: le battute!

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