Buffy l’Ammazzavampiri e la rivoluzione delle serie tv

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In occasione del rilascio di tutte e sette le stagioni di Buffy l’Ammazzavampiri su Amazon Prime Video, analizziamo il perché questo show sia stato fondamentale per rivoluzionare le serie tv!

A distanza di più di 20 anni dalla sua messa in onda, Buffy The Vampire Slayer è considerata un caposaldo nella storia delle serie tv, per la sua portata rivoluzionaria. Creato da Joss Whedon, inizialmente la cacciatrice di vampiri si chiamava Rhonda ed era una cameriera. Joss Whedon ideò lo script per un film, Buffy the Vampire Slayer (disponibile su Amazon Prime, se siete curiosi), affidò la regia a Fran Ruben Kuzui, mentre a interpretare la Cameriera Immortale e il suo nemico furono scelti Kristy Swanson e Donald Sutherland.

Purtroppo, il progetto fu un disastro e venne stroncato dalla critica; amareggiato, Whedon si dedica ad altri progetti, finché nel 1997 viene convinto a trasformare il suo script in un pilota per una serie tv per la WB.

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Nello stesso anno, Buffy the Vampire Slayer debutta sul canale della WB con un budget ridottissimo e nessuno si aspetta che nel 2014, Emily Nussbaum, una delle più importanti critiche della televisione e penna del New Yorker, dirà che “[Whedon] ha trasformato la televisione, creando una fusione mitica e femminista di horror, comedy e teen drama“.

Un grande, grosso cattivo per ogni stagione

Il nostro concetto di serialità è molto diverso da quello degli spettatori degli anni ’80 e ’90. Infatti, dal momento che gli episodi si guardavano in tv, bisognava frammentare il più possibile una storia, affinché lo spettatore non perdesse neppure un pezzo della trama generale, da qui, la presenza dominante di episodi autoconclusivi.

La prima novità di Buffy era proprio la sua serializzazione: è vero che la cacciatrice combatteva un mostro diverso a puntata, ma è anche vero che ogni stagione poteva contare sulla presenza di un grande villain, nascosto nell’ombra, che muoveva le fila dei suoi scagnozzi e che Buffy e i suoi amici avrebbero affrontato più volte nel corso della stagione.

Questo modello era già stato utilizzato in X-Files, ma fu con Whedon che venne sviluppato e portato avanti, fino a influenzare le serie tv successive. Joss Whedon aveva ripreso questo schema anche dal mondo dei fumetti, con cui per anni aveva collaborato.

Non il solito teen drama

Nell’assolata Beverly Hills, Brenda e Kelly si contendevano il tenebroso Dylan, Donna Summer rischiava di non diplomarsi e tutte le ragazzine avevano una cotta per il bel Brandon: questa era la trama di uno teen drama coevo a Buffy, Beverly Hills 90210.

Si parlava di problemi degli adolescenti e tematiche sociali, ma senza prendersi troppo sul serio; con Buffy, invece, Whedon unisce i problemi degli adolescenti, le cotte, la scuola, i primi amori e la ricerca di una propria identità, ma presentandoli in maniera più seria e realistica (vampiri e sovrannaturale esclusi)

Buffy l'ammazzavampiri: il cast si riunisce dopo 20 anni dal primo episodio

Con questa serie si arriva a coniare il termine teen horror che farà da apripista alla moda di realizzare storie con protagonisti i vampiri, rivestiti di una luce più umana e romantica.

Ciò che rende Buffy così diversa da altri show è anche la voce con cui sono raccontate le storie: la protagonista e i suoi amici sono dotati un senso dell’humour radicato nella cultura pop dell’epoca, che risente dell’influenza di Whedon stesso (Xander è considerato il suo alter ego) e non è inusuale che la cacciatrice si lasci andare a battute e commenti sarcastici mentre uccide i suoi nemici.

Lo show ama giocare con le parole, mescolandole e usandole in nuovi modi di dire e può contare sulla presenza di sceneggiatori quali Marti Noxon (UnReal), Jane Espenson(Once Upon a Time)e Drew Goddard (The Martian)

Vampiri e mostri come metafora dei problemi reali

Mai come in questo show, la presenza del sovrannaturale permetteva ai suoi protagonisti di affrontare paure e debolezze. La prima stagione di Buffy, ad esempio, si può riassumere con il concetto “il liceo è un inferno” ( in questo caso è letteralmente così, visto che è costruito su una delle bocche dell’inferno).

La prima volta di Buffy con Angel scatena la maledizione che trasforma il suo amato in Angelus, la versione malvagia e sadica del vampiro e possiamo leggerla come la manifestazione delle paure di molte ragazze nel vedere trasformata la loro storia d’amore in un incubo e che la persona che hanno di fianco non sia altro che un mostro.

C’è una nuova bionda in città

Ultimo, ma non meno importante, ciò che rende Buffy così unico è la protagonista stessa. Sarah Michelle Gellar ha dato vita a un’icona dell’empowerment femminile: una teenager bionda, che combatte i cattivi a suon di calci, con mollette colorate nei capelli e la lingua tagliente e ironica.

Buffy trionfa per la sua forza morale, per il coraggio e la compassione che dimostra. Il suo è un personaggio determinato, ma al tempo stesso fragile, che affronta problemi con cui ancora oggi le ragazze devono confrontarsi: body e slut shaming, cultura della vergogna, misoginia e dimostrazione delle proprie potenzialità. Il modo in cui Buffy ha reagito a ognuno di queste problematiche, l’ha resa un esempio dell’empowerment femminile, ispiratrice di numerosi personaggi successivi.

L’idea di creare una protagonista così forte venne a Joss Whedon guardando un film horror, dove la protagonista, una bionda svampita, veniva massacrata dal cattivo di turno. Il regista pensò: “e se per una volta, la ragazza bionda e carina avesse la meglio?” e da questo pensiero è nata una serie che ha cambiato per sempre le regole del mondo televisivo.

Buffy l’Ammazzavampiri è disponibile dal primo settembre su Amazon Prime: se non l’avte mai vista, recuperatela e per i vecchi fan, direi che un rewatch è d’obbligo, non credete?

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