Intervista a Diego Riace: l’attore di Quintus in Barbari, la nuova serie Netflix

0
555
diego riace

Entrata direttamente tra le TOP 10 di Ottobre, noi di Fuori Series abbiamo avuto l’opportunità di intervistare Diego Riace, Quintus in Barbari.

“Barbari” è la nuova serie Netflix che sta spopolando in tutto il mondo e racconta le vicende che hanno portato i Romani e i Barbari a scontrarsi nella cruenta battaglia di Teutoburgo, durata tre giorni e che vide la sconfitta delle legioni guidate dal prefetto Publio Quintilio Varo. Nel cast stellare c’è anche un talento nostrano: Diego Riace, interprete di Quintus, tribuno di Varo. Ho avuto l’incredibile opportunità di intervistare Diego e di approfondire insieme numerosi aspetti della serie.

Prima di continuare nella lettura mi piacerebbe invitarti nel nostro canale Telegram dedicato a tutte le news sul mondo Netflix. Iscriviti a NEWS NETFLIX ITALIA e rimani sempre aggiornato in tempo reale sulle tue serie tv e i tuoi film Netflix preferiti! Non preoccuparti, non è un canale esclusivo, lo abbiamo esteso anche a Disney Plus e Amazon Prime Video!

Come sei entrato a far parte di questo progetto così importante?

Ho seguito quello che dovrebbe essere il percorso naturale di assunzione di un attore. Sono entrato da poco in questa nuova agenzia (Studio Fidemi) e mi hanno detto che cercavano degli attori italiani per alcuni ruoli in una produzione straniera, di cui non dicono molto. A differenza dell’Italia, dove a volte ti danno anche solo un giorno per organizzare qualcosa e proporti al provino, in questo caso avevo otto giorni e questo mi ha aiutato.

Ho lavorato in passato al Castello di Lunghezza, dove si fanno degli spettacoli con le armi e ho conosciuto degli stunt lì con cui ho stretto amicizia. Mi sono rivolto a loro per procurarmi abiti e spada e poi ho scelto Ostia Antica come set per girare il self-tape da mandare al provino. Mi ha dato un grandissimo aiuto anche un caro amico regista, David Petrucci, con cui ho girato le due scene del self-tape come fossero un film: abbiamo aggiunto rumori in sottofondo, i cavalli e abbiamo girato questo video.

Dopo averlo inviato, ci sono stati tre lunghi mesi e mezzo di agonia, perché dovevano dare l’approvazione il primo e il secondo regista (Barbara Eder e Stephen St. Leger) e poi Netflix, a cui spetta l’ultima parola, ti avvisava se eri nella short list per il ruolo. Qualche tempo fa ho incontrato la direttrice dei casting che mi ha detto che il video che ho mandato li ha molto impressionati, perché solitamente non si fa, ma è stato qualcosa di così nuovo e ben fatto che ha colpito tutti e mi ha fatto ottenere il ruolo.

Dopo questi tre mesi di agonia, arriva ancora un altro scoglio da superare: recitare in latino! Com’è stato rapportarsi a questa lingua? Sono rimasta sorpresa perché riuscivate a esprimere tantissimo a livello emotivo, anche in una lingua per voi sconosciuta…

La recitazione in latino è stato un punto bonus che mi ha spinto ad accettare il ruolo e la produzione cercava attori italiani, non madrelingua inglesi, forse proprio perché per ruoli del genere la nostra lingua ci permette di avvicinarci meglio al latino e riuscire a padroneggiarlo. Mi hanno assegnato una persona, specializzata in lingue, che ho conosciuto durante una cena con Barbara Heder, una dei due registi della serie, insieme a Stephen St. Leger.

All’inizio è stato difficile, ti rapporti con una lingua di cui non conosci le parole, perciò il mio studio si divideva in due fasi: nella prima imparavo la pronuncia e le parole, seguito da un insegnante intransigente, che badava affinché non sbagliassimo nulla. Poi basandomi anche sulla traduzione che ci veniva fornita, davo un senso alle battute, le recitavo imprimendo le sensazioni che volevo arrivassero al pubblico e seguendo anche le indicazioni del regista.

Il batticuore e la paura che provavo si è placato solo quando ho sentito da parte del regista ‘Excellent’. Anche se ero spaventato, ho fatto in modo che la paura mi guidasse e mi spingesse a dare il meglio di me, ma questo è un atteggiamento che cerco di tenere anche nella vita di tutti i giorni.

Come hai vissuto il periodo delle riprese?

Ho fatto la spola tra Budapest e Roma per le prove, per provare i costumi, che hanno tessuti bellissimi, completamente diversi da quelli che indossiamo tutti i giorni. Sono anche partito la mattina e tornato in serata, perché non puoi dire di no a produzioni come queste, devi mostrarti disponibile. Il periodo delle riprese l’ho vissuto con un atteggiamento da marines: andavo a dormire presto, mi svegliavo all’alba e mi allenavo.

L’allenamento per me è molto importante, anche per il mio lavoro: ho cambiato il mio cognome in Riace, proprio come omaggio alla bellezza dei Bronzi e il mio eroe è Arnold Schwarzenegger. Sul set ho lavorato cercando sempre di ricordarmi cosa mi aveva portato fino a lì, quanto avessi lottato per quel ruolo, e ne è valsa la pena: abbiamo ricevuto complimenti (lui e gli altri interpreti italiani) per la nostra professionalità.

C’è una scena nell’episodio finale che è risultata per me estremamente potente e triste, in cui ci sei anche tu: durante la battaglia di Teutoburgo, Varo e Arminio si guardano e il comandante dei Romani capisce che per loro non c’è più scampo, allora si toglie l’elmo e lo passa a te e i tuoi occhi esprimevano tantissima rabbia, ma anche rassegnazione. Cosa hai provato quando l’hai girata, come ti sei sentito?

Quel giorno è stato incredibile per me, avevo portato la mia compagna sul set per le scene finali ed ero molto contento che fosse lì. Come sai, quella scena in particolare richiedeva la pioggia ed eravamo a novembre,  nei boschi di Budapest, quindi, puoi immaginare quanto facesse freddo. Sono rimasto 7 ore e mezzo a girare, con le scarpe piene di fango, sotto gli spruzzi d’acqua, tutto bagnato, nonostante la troupe fosse pronta ad aiutarci in ogni momento.

Dal punto di vista emotivo, Quintus doveva trasmettere tristezza, perché aveva avvertito Varo di non fidarsi, cosa che accadde anche nella realtà storica. Quindi, sì, in questa scena finale così importante le emozioni erano molto forti, per non parlare del gesto di Varo di passarmi l’elmo, un’azione che è stata totalmente improvvisata da Gaetano Aronica (l’interprete di Varo) e che sembra quasi un passaggio di testimone.

Pensa che il mio personaggio doveva morire nella battaglia finale, invece, all’ultimo hanno deciso di salvare me e Pelagio (interpretato da Nikolai Kinski, figlio di Klaus Kinski, un grandissimo attore del passato). Trascorrere tutte quelle ore sotto l’acqua mi ha portato a stare male la sera e sono tornato a Roma con la febbre, ma se come dici, ti ha trasmesso queste emozioni così potenti, allora ne è valsa la pena sopportare quel freddo e la pioggia.

Cosa potremmo aspettarci dalla seconda stagione di ‘Barbari’? Ti piacerebbe tornare a interpretare Quintus?

Quintus è un personaggio che ho amato molto, è un prefetto, un uomo di spada, ma anche di grande acume, con una propria dignità ed è molto razionale, riesce a capire in anticipo che Arminio nasconde qualcosa. Spero di poter aver ancora l’opportunità di interpretarlo nella seconda stagione. Spero che riprendano le vicende da dove le abbiamo lasciate e portino la storia fino alla battaglia di Idistaviso, in cui questa volta ad avere la meglio sono i Romani. Avremmo la possibilità di vedere Germanico, l’Imperatore e altri personaggi che ancora non sono apparsi, come il fratello di Arminio. Inoltre, sarebbe bello che a interpretare Augusto o Germanico fossero attori italiani.

La serie ha tutte le potenzialità per esplorare al meglio queste vicende. Al pubblico è piaciuta se consideri che fino a qualche giorno fa è stata prima in Italia tra le serie Netflix più viste e ora è prima in ben 46 paesi. E Netflix premia questi successi. Il produttore prima della fine delle riprese mi disse che ci saremmo rivisti ad aprile 2021, ma era prima dell’emergenza covid. Ora tutto è da vedere.

Com’è stato lavorare in una produzione straniera?

Ho stretto molta amicizia con Laurence, l’interprete di Arminio, ci sentiamo e ci scriviamo messaggi. Anche loro hanno avuto una grandissima opportunità di girare una serie per quattro mesi e questo consente una crescita come attore che è fantastica. Sono felice delle persone che ho incontrato lì: stai a cena con persone di grande umanità, che anche se hanno ruoli importanti non si danno delle arie e valutano molto il tuo lavoro. Pensa che l’ultimo giorno di riprese hanno stappato una bottiglia per festeggiarmi, ci sono stati tanti applausi. È questo il modo di lavorare delle grandi produzioni, di rapportarsi con chiunque con molta gentilezza e così si lavora anche meglio.

Che progetti hai per il futuro?

In questi giorni, prima che chiudessero i cinema, sarei dovuto essere all’anteprima del nuovo film di Ludovico Di Martino ‘La belva’, distribuito da Groenlandia Film e Warner Bros e con la produzione anche di Matteo Rovere. Qui interpreto un personaggio completamente diverso, pieno di tatuaggi e che spaccia. Un super cattivo, insomma. Altri progetti a cui tengo moltissimo sono due film indipendenti che ho girato con David Petrucci, uno è ‘Le strade del crimine’ e l’altro è un horror muto in bianco e nero, ‘The black secret’.

David è un esteta, un regista straordinario e speriamo di poter iniziare a promuovere questi progetti nei festival. In particolare, in ‘The black secret’, interpreto uno skinhead cattivissimo, il più cattivo che sia stato mai visto al cinema. È un film in cui ognuno dei personaggi avrà un oscuro segreto, che sarà rivelato, le loro vite si intrecceranno e la storia sfocerà poi in un horror.

Ricollegandoci alla situazione attuale, con il nuovo decreto ministeriale che ha decretato la chiusura dei cinema e una generale crisi della sala, quale pensi possa essere il futuro del cinema? Sarà tutto online?

Ci pensavo proprio qualche giorno fa, guardando i trailer di grandi produzioni americane, pensavo a quanti soldi avessero speso per realizzare questi film e come potessero, in questo momento, riuscire a guadagnare qualcosa. È una domanda a cui è difficile dare una risposta, la strada sembra puntare all’online. Temo che almeno per un po’ il futuro del cinema sarà esclusivamente su piattaforme streaming, anche se le emozioni della sala sono un’altra cosa e spero che si possa tornare al più presto a respirare l’atmosfera dei film in presenza, è una sensazione che mi manca molto.

Pensa che anche la premiere di Barbari, se non ci fosse stato il covid, sarebbe dovuta avvenire a Berlino, speriamo che si risolva tutto il prima possibile, anche perché il nostro settore è molto colpito, non abbiamo i finanziamenti che hanno gli attori all’estero.

Cambiamo argomento con una domanda un po’ più leggera: con chi ti piacerebbe recitare in futuro?

Posso osare?! Mi piacerebbe lavorare con Ridley Scott. La cosa buffa è che David Petrucci mi ripete spesso che lavorerò con lui prima o poi. E parlando di grandi produzioni e registi, durante le riprese per ‘Barbari’, mi sono trovato sul set di ‘Dune’ il remake di Villeneuve.

Avevano creato un set con la sabbia e le palme e io e Gaetano (Aronica) cercavamo un posto dove bere un caffè. Poiché il nostro bar era chiuso, siamo entrati e gli operai ci guardavano e si chiedevano chi fossimo. È stato divertente, ci siamo dati delle arie e abbiamo preso un caffè lì nel bar che avevano sul set.

Un’ultima domanda: ti piacciono le serie tv? Quali ci consiglieresti?

Quelle in tv non le seguo molto, tra le serie Netflix invece mi sono piaciute ‘Freud’, ‘L’Alienista’ e ‘The Sinner’. Ma la serie numero 1 per me è ‘Chernobyl, è qualcosa di spettacolare, hanno indovinato tutto: attori, il modo in cui hanno rappresentato la vicenda. Tra i film invece, adoro le trasposizioni come ‘Il Gladiatore’.