Perché dovremmo tutti vedere Diaz – Non pulire questo sangue?

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20 luglio 2001, il giorno che passò alla storia come quello in cui l’umanità regredì di più di mille anni. I fatti accaduti alla scuola Diaz non devono essere dimenticati. Ecco perché vedere il film su Netflix!

Sono davvero tanti i validi motivi che dovrebbero spingerci a vedere, almeno una volta nella vita, Diaz – Non pulire questo sangue. Ciò che accadde a Genova nel luglio 2001 durante il G8 non deve essere dimenticato e per questa ragione Netflix ha deciso di rendere disponibile, a partire dal 1° settembre 2020, il film di Daniele Vicari.

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Carlo Giuliani è morto, è stato ucciso e Luca, un giornalista della Gazzetta di Bologna, decide di andare a vedere di persona cosa sta accadendo a Genova durante il G8. Alma è un’anarchica tedesca che ha partecipato agli scontri e ora, insieme a Marco, è alla ricerca dei dispersi. Nick è invece un manager francese giunto a Genova per seguire il seminario dell’economista Susan George. Anselmo è un anziano militante della CGIL che ha preso parte al corteo pacifico, Bea e Ralf sono di passaggio e cercano un posto per dormire mentre Max è un vicequestore che ha preso la decisione di non partecipare agli scontri. Cosa hanno tutti in comune? Il 20 luglio 2001 pernottavano presso la scuola Diaz.

DIAZ: NON PULIRE QUESTO SANGUE", IL FILM SUI FATTI DI GENOVA PROIETTATO DA  SPAZIO POPOLARE | FORMAT RIETI

Perché vedere Diaz – Non pulite questo sangue

Nonostante la storia di Diaz – Non pulire questo sangue sia un pochino romanzata introducendo ovviamente personaggi fittizi, il contesto purtroppo è tutto vero. A mezzanotte del 21 luglio 2001 i poliziotti occuparono tutti e quattro i piani della scuola Diaz mettendola a ferro e fuoco. Le vittime, oltre ad essere ridotte alla stregua di bestie, furono incarcerate illegalmente e portate in quello che passò alla storia come la caserma del terrore.

Il problema? Le persone che subito queste violenze aspettano ancora adesso giustizia. Il 14 luglio 2008 quindici poliziotti, guardie penitenziarie e medici carcerari furono condannati per i loro abomini, ma nessuno di loro sconterà la pena perché il caso cadde in prescrizione.

L’assalto alla scuola Diaz

Mancava proprio poco a mezzanotte quando Mark Covell, giornalista inglese, fu colpito dal primo poliziotto con una manganellata sulla spalla sinistra. L’uomo cercò di urlare in italiano la sua affiliazione alla stampa, ma in pochissimi secondi fu circondato dagli agenti in tenuta antisommossa che lo tempestarono di colpi. Cadde a terra, ma il branco non si fermò: calci dati con così tanta violenza da incurvargli tutta la parte sinistra della gabbia toracica.

Photo Gallery Diaz - Non pulire questo sangue

Utilizzato come un pallone da calcio, il giornalista inglese riportò una lunga serie di traumi tra cui la rottura di 6 costole, lacerazione della pleura, una mano rotta, un danno alla spina dorsale, rottura dei denti. Nel frattempo, un blindato è riuscito a sfondare il cancello della scuola e più di 150 agenti fanno irruzione nell’istituto Diaz. L’inizio del terrore!

L’inizio del macello

Al grido di “Black Bloc vi ammazziamo!” i poliziotti irruppero nella Diaz, ma si sbagliavano di grosso. Lì non c’era nessun anarchico, solamente gruppi di giovani ragazzi, per lo più stranieri, che dormivano in uno spazio messo a disposizione dal comune di Genova. Uno dei primi ad accorgersi dell’ingresso della polizia fu Michael Gieser, un economista belga in fila per il bagno. L’uomo, una volta vista la tenuta delle forze dell’ordine, cerca di scappare sulle scale. Era troppo tardi il macello era ormai iniziato!

Dieci spagnoli accampati nell’atrio furono svegliati a colpi di manganellate. Melanie Jonasch, studentessa di archeologia a Berlino, non si ricorda ancora oggi cosa accadde quella notte alla Diaz dalle percosse in testa. La donna svenne subito, ma gli agenti continuarono a picchiarla e a prenderla a calci fino a lasciarla stagnare nella sua stessa pozza di sangue. Nessun ragazzo sfuggì al pestaggio e in pochissimi minuti si ritrovarono inermi e ridotti all’impotenza. Ora però era il turno del primo piano!

Claudio Santamaria è l'agente Max Flamini in "Diaz - Non pulire questo  sangue" | Attore, Maxi, Cinema

Gieser testimoniò qualche anno dopo dicendo: “Qualcuno suggerì di sdraiarsi, per dimostrare che non facevamo nessuna resistenza, così mi sdraiai. I poliziotti arrivarono e cominciarono a picchiarci, uno dopo l’altro. Io mi riparavo la testa con le mani e pensavo che “devo resistere!”. Sentivo gridare ed imprecare. Mi sembrava che stessero sgozzando dei maiali. Ci stavano trattando come animali, come porci!”.

Un crescendo di violenza nera

Il 21 luglio 2001, nella scuola Diaz, i diritti umani furono bellamente calpestati. Un gruppo di uomini e di donno fu costretto ad inginocchiarsi in un corridoio così che potessero essere colpiti più facilmente. I poliziotti furono dei veri e propri sadici. Non utilizzarono solamente violenza fisica, ma anche psicologica. Scelsero l’umiliazione: tirarono fuori il pene avvicinandolo al visto delle vittime, tagliarono i capelli e spruzzavano la schiuma dell’estintore sulle ferite.

Le povere vittime furono portate al San Martino per essere medicate per poi passare al centro di detenzione di Bolzaneto, dove erano trattenute decine di altri manifestanti presi durante i cortei. L’incubo era solamente all’inizio!

La lezione della Diaz

La realtà che emerse dai fatti del G8 e della Diaz è una storia di fascismo, senza che esista realmente una figura leader. Quello stesso fascismo divenne protagonista nel mondo occidentale, in maniera ancora più preponderante, cinquantadue giorni dopo i fatti della scuola a Genova. Diciannove uomini dirottarono due aerei pieni di passeggeri per abbattere il simbolo della modernità statunitense. Da quel momento ogni tortura fu giustificata. Non esistono più i diritti per i detenuti e i sospettati.

Diaz - Non pulire questo sangue: Ignazio Oliva in una scena del film:  229551 - Movieplayer.it

Una storia da non dimenticare e Diaz – Non pulire questo sangue è il modo migliore per rendere vivo questo ricordo affinché fatti del genere non ricapitino mai più.

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