Principessa Mononoke, recensione del sesto film scritto e diretto da Hayao Miyazaki

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Un principe in esilio, una terribile maledizione, una principessa che odia gli esseri umani e una donna che vorrebbe appropriarsi di tutte le ricchezze del mondo. Tutto questo è la Principessa Mononoke.

Giappone – 12 luglio 1997, per la prima volta viene proiettato al cinema Principessa Mononoke il sesto film d’animazione del grande maestro dello Studio Ghibli. Considerato un vero e proprio capolavoro approdò in Italia solamente qualche anno dopo, nel maggio 2000, grazie a Buena Vista International che ne acquistò i diritti.

In un angolo sperduto del Giappone vive la pacifica tribù degli Emishi in completa armonia con la natura. Ad un certo punto la quiete viene bruscamente interrotta dalla comparsa di un demone maligno e il principe Ashitaka fa di tutto pur di salvare il suo villaggio. Purtroppo per lui rimane gravemente ferito da una terribile maledizione che potrebbe ucciderlo. Costretto a partire si dirige verso Ovest. Qui lo attenderanno numerose avventure alla ricerca del Dio-Bestia, una creatura mitica che regna sul mondo animale e vegetale dotata di poteri soprannaturali.

Principessa Mononoke - Film (1997)

Tempo di realizzazione: 20 anni

Senza ombra di dubbio Principessa Mononoke è uno dei più grandi capolavori di Miyazaki, ma dovete sapere che il tempo di gestazione è stato veramente lungo, pari a 20 anni. L’idea e i primi bozzetti risalgono infatti agli ’70, il regista aveva in mente di sviluppare una storia che riguardasse una principessa che viveva in una foresta in compagnia di una bestia. Quest’ultima l’aiuta a sopravvivere con la promessa che un giorno si sarebbero sposati. Quello che inizialmente sembrava un obbligo diventa pian piano vero amore.

Principessa Mononoke - Lorenzo Manara

Qualcosa di famigliare? Niente di così diverso dal grande classico Disney “Beauty and the Beast” e forse proprio per queste somiglianze che i tempi si dilatarono senza contare che Miyazaki lavorò contemporaneamente ad altri film come, per esempio, Laputa – Castello nel Cielo e Il mio vicino Totoro. Grazie però a tutta questa attesa che la storia cambiò tratti distintivi et voilà ecco come si realizza un gioiellino più unico che raro.

L’eterno conflitto tra uomo e natura

Al centro della vicenda c’è un racconto non stereotipato che meglio rappresenta un’epoca di conflitti e cambiamenti che portarono all’inevitabile scontro tra uomo e natura. Un argomento che sta particolarmente a cuore al regista e infatti vediamo svilupparsi più volte in diversi suoi prodotti, come ad esempio in Laputa – Castello nel Cielo.

Principessa Mononoke, la lotta tra uomo e natura #LegaNerd

Questa volta però entriamo nel vivo del dibattito. È da tempo che l’uomo non vive più in armonia con la natura. La utilizza, la sfrutta e la rovina per ottenere sempre più ricchezza. Il villaggio di fabbri ne è l’esempio più lampante: si arricchisce distruggendo tutto ciò che li circonda. Si arriva persino alla presunzione di uccidere il Dio-Bestia per ottenere il controllo su tutto noncuranti delle vere conseguenze.

Due emarginati come protagonisti

Ciò che rende davvero unico Principessa Mononoke è la scelta di mettere tra i protagonisti due emarginati, due persone che per anni hanno subito la discriminazione del popolo. Ashitaka e San sono letteralmente due reietti, due ragazzi che non hanno ancora trovato il loro posto nel mondo. Il primo, infatti, a causa della maledizione è costretto ad allontanarsi dalla sua famiglia e dal suo villaggio mentre la seconda vive una crisi d’identità. Non è né lupo né umana e proprio per questo viene rifiutata da entrambe le parti.

Interessante vedere anche la concezione dei personaggi in questo universo simil medioevale. La scelta del protagonista maschile è quasi una rarità all’interno delle opere dello Studio Ghibli, ma da questa eccezione ne deriva figure femminili forti ed emancipate. Le donne del villaggio sono il vero motore dell’attività del ferro. Sono loro a fare affari ed a far muovere l’economia e proprio per questo che a capo c’è proprio una di loro: Eboshi, un’avida guerriera.

LA PRINCIPESSA MONONOKE – IL CINEFILO SENZA SALA

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In conclusione

Oltre ad essere un’incredibile storia, Principessa Mononoke si conferma, a mio avviso, un vero e proprio gioiellino dell’animazione. Sequenze d’azione, veloci e dinamiche, sono all’ordine del giorno e meglio rappresentano questo eterno conflitto tra uomo e natura. La scelta di condirla con scene crude e violente sono la ciliegina sulla torta. Un film assolutamente consigliato!

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