Shang-Chi e la leggenda dei 10 anelli: la recensione del nuovo film Marvel

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Shang-Chi e la leggenda dei dieci anelli è la nuova origin story targata Marvel. L’abbiamo vista e questa che leggerete è la nostra recensione!

Diretto da Destin Daniel Cretton, Shang-Chi e la leggenda dei dieci anelli è venticinquesimo film MCU, tratto dall’omonimo fumetto creato da Jim Starlin.

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Di cosa parla Shang-Chi e la leggenda dei dieci anelli?

Shaun (Simu Liu) è un ragazzo che vive in una New York post Blip e fa il parcheggiatore per un lussuoso hotel insieme alla sua migliore amica Kathy (Awkwafina). Un giorno, mentre si recano a lavoro, i due sono inseguiti su un autobus da alcuni loschi individui, tra cui Razor Fist (Florian Munteanu), inviati dal padre di Shaun per strappargli il ciondolo che ha al collo, unico ricordo della madre morta quando era molto piccolo.

Al ragazzo non resta che rivelare la verità a Kathy: il suo vero nome è Shang-Chi ed è figlio di un signore del crimine, Wenwu (Tony Leung), che ha costruito il suo impero servendosi dei poteri dei dieci anelli, potenti armi che gli hanno dato la vita eterna. A causa sua la madre di Shang-Chi e di sua sorella minore, Xialing (Meng’er Zhang), è stata assassinata.

Shang-Chi e la Leggenda dei Dieci Anelli: recensione - Cinematographe.it

I due si erano conosciuti e innamorati quando Wenwu aveva cercato l’ingresso per il mitologico villaggio di Tao, che si diceva nascondesse meraviglie. A guardia della soglia aveva incontrato Jiang Li (Fala Chen) e sebbene l’inizio non sembrasse promettente, i due si erano innamorati e avevano deciso di abbandonare le rispettive vite per costruire una propria famiglia.

La morte di Jiang Li aveva riportato Wenwu alle vecchie abitudini e aveva addestrato come assassino suo figlio, Shang-Chi. A insaputa del padre, anche la piccola Xialing si addestrava di nascosto, sperando di diventare sempre più forte. All’età di 14 anni, Shang-Chi era fuggito e aveva cambiato nome, sperando di dimenticare il suo passato.

Peccato che Wenwu non l’avesse mai perso di vista e ora ha bisogno di entrambi i suoi figli per mettere in pratica il suo piano. Toccherà a Shang-Chi e a Kathy riuscire a fermarlo, prima che sia troppo tardi.

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Un’origin story fuori dal comune

Siamo ormai abituati a vedere sullo schermo delle origin story fortemente one character focus, vedi Iron Man, Captain America, Thor e i numerosi Hulk. Ebbene, Shang-Chi e la leggenda dei dieci anelli va in controtendenza e sceglie invece di costruire una storia corale, in cui tutti i personaggi sono ben delineati e hanno ognuno un proprio spazio.

Shang-Chi è un nuovo tipo di eroe: dimenticate il machismo estremo di Thor o l’arroganza di Tony Stark, sempre sicuro di tutto. Shang-Chi sbaglia, ha paura, non vuole combattere suo padre e porta sulle spalle il fardello di sentirsi responsabile per la morte della madre. Il suo è un personaggio totalmente distante dal prototipo di mascolinità tossica a cui siamo abituati: Shang-Chi non solo supporta e ascolta le donne nella sua vita, ma nel corso del film il suo stile di combattimento si evolve, accogliendo -accanto all’addestramento paterno- uno stile di combattimento più femminile e che fa capo al ricordo di sua madre e della sua famiglia.

Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli: la recensione - Ciak Magazine

Inoltre, come lui, anche Kathy non si limita a essere un personaggio secondario e spalla comica nel film, ma al contrario conquista una linea narrativa tutta sua: Kathy è un personaggio che ben rappresenta l’incertezza della nostra generazione di fronte al futuro e alle scelte che gli altri (famiglia, società) si aspetta da noi. A detta di sua madre non dovrebbe sprecare il proprio tempo come parcheggiatrice, ha una laurea a Berkley e dovrebbe finalmente sistemarsi. Ma Kathy, complice anche la difficile situazione post-blip, esattamente come noi durante la pandemia, sembra non trovare l’energia da investire in progetti a lungo termine, spaventata dalla paura del fallimento e ancora incerta su cosa desidera diventare. Il suo è, inoltre, un personaggio che risente della cultura pop di fine anni ’90, tanto che non mancheranno nel suo stile di abbigliamento e nelle sue battute riferimenti a personaggi, serie tv e anime con cui anche noi siamo cresciuti.

Why Shang-Chi and Katy Don't Kiss, According to Director Destin Daniel  Cretton

Xialing è la sorella minore di Shang-Chi, addestratasi nell’ombra perché Wenwu non permetteva alle donne di combattere. Quando il fratello è fuggito, lo ha atteso sperando che lui tornasse a prenderla, ma si è presto resa conto di doversi salvare da sola. Insieme al fratello è protagonista di un’incredibile scena di combattimento, così come di altri momenti memorabili. Ha creato un impero basato su un giro di scommesse che ruota intorno a combattimenti clandestini intramondi (non vi faremo spoiler, ma vi capiterà di trovare vecchi volti conosciuti).

Wenwu sdogana completamente lo stereotipo del padre asiatico freddo e impassibile: nonostante sia un signore della guerra, l’amore di Jhang Li lo aveva aiutato a vedere un’altra possibile vita e la sua morte è diventata così dolorosa da convincerlo che in qualche modo potesse ancora essere viva. Wenwu è un eccellente guerriero e riesce a controllare il potere dei dieci anelli, armi antichissime, la cui origine è ignota. Solo Shang-Chi può neutralizzarlo, ma Wenwu non è facile da sconfiggere.

Tra omaggi e questioni di identità

La resa dei combattimenti del film è eccellente e costituisce un elemento caratterizzante per la pellicola, perché lo stile di combattimento è un tributo alla cinematografia asiatica e ai film wuxia. Anche gli elementi mitologici della cultura cinese sono ben dosati e inseriti con uno scopo e non soltanto per mostrare la cgi – strepitosa, tra l’altro. Anche la scelta di mostrare molti dialoghi in cinese e non tradurli è importante: come per Black Panther, anche Shang-Chi e la leggenda dei dieci anelli diventa un film importante per la rappresentazione della comunità asiatica.

Shang-Chi' director reveals the truth behind the movie's dragons

Il film ha un cast prevalentemente asiatico, con volti noti e meno noti e attraverso dinamiche e personaggi come Shang-Chi e Kathy si è cercato anche di dare un’idea del percorso e delle problematiche legate all’identità che si portano dietro gli asiatici di seconda e terza generazione su suolo statunitense. Inoltre, il film arriva proprio sul finire di un anno molto difficile per queste comunità, come testimoniano i movimenti STOP ASIAN HATE, che cercano di arginare la violenza e le discriminazioni verso gli asiatici in seguito alla diffusione del covid-19.

Ragion per cui, Shang-Chi e la leggenda dei dieci anelli è un film non soltanto che intrattiene e diverte, ma che ha un’anima più profonda e stratificata di quanto si voglia pensare ed è assolutamente imperdibile.

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