The Mandalorian 2: la recensione della seconda stagione

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The Mandalorian 2 si è da poco conclusa e siamo pronti a dirvi cosa ne pensiamo. Ecco la nostra recensione!

Nella prima stagione, Din Djarin, alias il Mandaloriano (Pedro Pascal) riesce a sfuggire all’attacco di Moff Gideon (Giancarlo Esposito) e parte alla ricerca di altri Mandaloriani, per poter consegnare The Child ai suoi simili.

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The Mandalorian 2: la recensione della seconda stagione 1

The Mandalorian 2: la trama

Nella seconda stagione di The Mandalorian abbiamo la possibilità di scoprire qualcosa in più sul passato di Baby Yoda: si chiama Grogu ed è stato addestrato da Jedi, finché l’ordine 66 non ha portato alla caduta della Repubblica e alla fine dei Cavalieri. A rivelare queste preziose informazioni è Ahsoka Tano (Rosario Dawson), a cui Din Djarin sperava di poter affidare Grogu affinché fosse addestrato nelle vie della Forza. Con un colpo di scena, Grogu viene, però, rapito da Moff Gideon e il Mandaloriano dovrà riunire intorno a sé vecchi e nuovi alleati per salvarlo.

Star Wars colpisce ancora

Niente è più epico di Star Wars e nessuna narrazione ha raccolto intorno a sé, nel corso degli anni, così tante generazioni di fan. Riuscire a portare sullo schermo, dopo il disastroso capitolo IX della nuova trilogia, qualcosa di visivamente eccellente, ma anche emotivamente avvincente, soprattutto dal punto di vista della narrazione, non era affatto semplice, senza dimenticare il pericolo del fan service, nel senso negativo del termine.

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Eppure, Jon Favreau e Dave Filoni ci sono riusciti: The Mandalorian 2 si conferma, ancora più della prima stagione, una scommessa vinta. Abbandonando una struttura verticale, con i famosi episodi filler, che in realtà ora acquistano ancora più senso e dipingono una narrazione più vasta, la seconda stagione traccia una strada che collega il Mandaloriano, le origini di Grogu, i Jedi, il ritorno di Boba Fett e una possibile lotta per il trono di Mandalo’r.

Mescolando western, epica e favola, con un tema musicale ben riconoscibile (la colonna sonora è di Ludwig Goransson) siamo immediatamente trasportati in una galassia lontana lontana, in cui a farla da padroni sono contrabbandieri, cacciatori di taglie, sceriffi improvvisati e su cui la minaccia dell’Impero non è ancora del tutto stata spazzata via.

Una serie che trasuda amore per la saga di Star Wars, che cita e strizza l’occhio non solo ai film del canone, ma anche a prodotti come Clone Wars (diretto da Dave Filoni) e Knights of the Old Republic e che ci regala un viaggio dell’eroe come non ne vedevamo da tanto, troppo immersi in una serialità anti-eroica e a tratti tossica.

Din Djarin e la maschera dell’eroe

Quanto eravamo convinti che Din Djarin fosse solo l’ennesimo anti-eroe, tormentato, dal passato oscuro, traumatizzato e con un lato oscuro pronto a esplodere da un momento all’altro? Per fortuna, ci siamo sbagliati. Din Djarin, infatti, incarna l’Eroe nel senso più classico del termine: riceve una chiamata nella prima stagione, che inizialmente rifiuta, si conquista l’armatura e ha un mentore, l’Ughnaught Kuill e affronta delle prove.

The Mandalorian 2»: recensione della seconda stagione

Insomma, Jon Favreau attinge a piene mani dall’immaginario archetipico e ci regala un personaggio eroico nel senso più puro del termine. Anche l’utilizzo dell’elmo, sebbene sappiamo che sotto si celi il volto affascinante di Pedro Pascal, contribuisce a rendere Din Djarin la maschera dell’eroe, con cui ogni spettatore/spettatrice può identificarsi.

Nonostante sia un cacciatore di taglie, collocato, perciò, ai margini del sistema della legge, Din Djarin appartiene al lato chiaro ed è privo di quelle caratteristiche che accomunano gli anti-eroi come Han Solo, Walter White e Don Draper, tanto per citarne qualcuno.

Completamente diverso è anche il rapporto con i personaggi femminili che incontra, da Car Dune( Gina Carano), Fennec Shand (Ming-Na Wen) a Bo-Katan (Katee Sackhoff) e Ahsoka Tano: le tratta da pari e si fida di loro, le ascolta e crea un legame, basato su rispetto e onore.

The Mandalorian 2: storie di padri e figli

Se togliamo i combattimenti con le spade laser, i pianeti con le più diverse forme di vita, gli inseguimenti tra le stelle, Star Wars nel suo nucleo più profondo è la storia di padri e figli e dell’assenza di rapporti sani tra loro: Anakin è orfano e rende orfani Luke e Leia, Ben Solo ha un padre assente e Han è incapace di fare il padre e abbandona Leia e Ben.

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In The Mandalorian 2, invece, il rapporto padre e figlio trova un esempio dolcissimo e moderno con Din e Grogu: un padre single e un figlio di una specie diversa, ma che hanno ammaliato il pubblico con le loro dinamiche. Il Mandaloriano è un padre atipico, certo, ma si preoccupa di Grogu e lotta per la sua sicurezza e il suo benessere e lo lascia andare (ma quanto abbiamo pianto in quella scena?!) perché sa che è la cosa migliore per lui.

Con The Mandalorian 2, dunque, ancora di più viene rafforzata l’idea che ognuno di noi può trovare la propria famiglia lontano da quella di sangue, perché la nostra famiglia è quella che scegliamo da noi, in cui ci sentiamo amati e protetti.

The Mandalorian 2: classicità e rappresentazione femminile

The Mandalorian 2 mantiene la solidità della narrzione tradizionale con la divisione in buoni e cattivi, il viaggio dell’eroe, spade laser e navi spaziali, ma su questo innesta alcune novità, soprattutto, per quanto riguarda la rappresentazione delle figure femminili.

Se guardiamo a franchising come The Avengers, il prototipo della guerriera è incarnato da Black Widow, formosa e letale. Con The Mandalorian, invece, abbiamo corpi che non non conformi come quello di Gina Carano, lottatrice professionista, che interpreta Cara Dune. Vederla utilizzare la sua forza bruta (caratteristica tipicamente ‘maschile’) e combattere a mani nude è uno spettacolo per gli occhi e dimostra che, anche a se a piccoli passi, qualcosa si muove.

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Inoltre, c’è una maggiore inclusività dato che non ci sono solo attrici che incarnano l’eroina bianca americana e, soprattutto, le eroine non sono decorative, ma diventano protagoniste, nell’episodio finale, di una sequenza di combattimento spettacolare. Insomma, è il caso di dirlo: le ragazze ce la fanno (tanto per citare The Boys). E alla grande!

Un sì su tutta la linea

Al di là di aspetti che si possono migliorare, The Mandalorian 2 è promosso su tutta la linea: puro Star Wars affiancato alla parte più primordiale delle nostre emozioni, quella che solo Disney sa tirare fuori e commercializzare al meglio.

Visivamente spettacolare, con personaggi ben costruiti e un’interpretazione di Pedro Pascal che parla da sé, The Mandalorian 2 ha rallegrato la parte finale di questo 2020 e ci ha già lanciato le prossime sfide per la terza stagione e per lo spin-off su Boba Fett, in arrivo a dicembre 2021.

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