Wonder Woman 1984: la recensione del film con Gal Gadot

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wonder woman 1984

Rilasciato sulle principali piattaforme streaming, Wonder Woman 1984 è finalmente arrivato anche da noi. Quale sarà stato il nostro giudizio sul film con Gal Gadot?

Wonder Woman 1984 inizia con un prologo ambientato nella lontana Themiscyra, con una giovane Diana (Lilly Aspen) a cui viene impartita una lezione che l’accompagnerà sempre: la verità è tutto ciò che conta e nulla è più importante della verità. Non si può vincere percorrendo strade secondarie e questo la principessa delle Amazzoni lo scoprirà molto preso.

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Anni più tardi, siamo nel 1984, in piena Era Reagan: coloratissimi abiti, street art, lusso e consumismo liberale. Tutto, nella terra dei sogni, sembra possibile, come ci ripete anche Max Lord (Pedro Pascal), personaggio televisivo e presidente della Black Gold, società petrolifera in declino. Sventando crimini in giro per la città e lavorando come antropologa allo Smithsonian, Diana Prince trascorre la sua eternità in solitudine, ancorata al ricordo di Steve Trevor (Chris Pine).

Il ritrovamento di un misterioso artefatto, la Pietra dei Desideri, intreccerà le vite di Diana, Max Lord e della gentile e impacciata gemmologa Barbara Minerva (Kristen Wiig), portando alla luce desideri oscuri e un ritorno tanto desiderato, quello di Steve Trevor. Ma è davvero tutto così meraviglioso come sembra?

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Wonder Woman 1984: la recensione del film con Gal Gadot 1

Wonder Woman 1984: edonismo, verità e apparenze

Omaggiando 1984 di George Orwell, sia nella grafica del titolo quanto nell’uso dei media televisivi legato al personaggio di Max Lord, il film mostra l’edonismo reaganiano, con il suo consumismo sfrenato, i suoi super mall, e quell’individualismo che, esasperato, mette ogni persona l’una contro l’altra. Proprio quest’ultimo punto diventa fondamentale nello sviluppo della trama, rivelando il profondo egoismo degli esseri umani, disposti a tutto pur di ottenere ciò che desiderano.

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In Wonder Woman 1984 la linea sottile tra verità e apparenza viene più volte mostrata: Max Lord è all’apparenza un imprenditore di successo, mentre in realtà ha un matrimonio fallito e un’azienda sull’orlo del collasso. Diana è ammirata da tutti, ma la sua vita è fredda e triste.

Barbara finge che i commenti e l’indifferenza altrui non la feriscano, ma non è così. Cercando di bilanciare un messaggio importante, citazionismo verso i cinecomics anni ’80 e raccontare l’evoluzione di Diana, il film non riesce sempre al meglio, presentando qualche problema nel suo sviluppo.

Il ritorno di Steve e altri problemi

Partiamo con le note dolenti: il ritorno di Steve Trevor ci viene rivelato già dal trailer, quindi, non risulta più di tanto una sorpresa per lo spettatore. Tuttavia, le modalità con cui ritorna pongono un problema abbastanza serio. La Pietra dei Sogni esaudisce il desiderio più profondo di Diana, facendo tornare Steve nel corpo di un altro uomo e, sostanzialmente, rubandogli la vita e il libero arbitrio.

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Di questo furto e della sua componente morale non viene fatto cenno nel corso della storia e la stessa Diana si mostra solo felice di riavere l’amore della sua vita con sé. Provando a dare una spiegazione su questa leggerezza nella trama, si è pensato che il ritorno di Steve fosse in qualche modo problematico e non ‘giusto’, perché è attraverso la Pietra che lui è tornato in vita.

E, come scopriamo nel film, un desiderio espresso non viene concesso senza che qualcosa di altrettanto importante non sia preso. Nel caso di Steve, non sono solo i poteri di Diana, che pian piano svaniscono, ma anche le circostanze del suo ricongiungimento con l’uomo, macchiate da una situazione moralmente inaccettabile.

Nonostante questa teoria, nel film il ritorno di Steve viene accettato senza tante cerimonie e questo risulta estremamente problematico.

Essendo un cinecomic, Wonder Woman 1984 dovrebbe presentare delle scene d’azione e un’acquisizione dei poteri che, però, sono lasciate un po’ al caso e davvero non vengono rese al meglio. Probabilmente l’intento di Jenkis era omaggiare un certo cinema degli anni ’80 (pensiamo ai primi Superman), ma davvero dal punto di vista dell’azione e dell’uso della CGI, il lavoro non è di alta qualità.

Ultima nota dolente è poi proprio Gal Gadot, leggermente ingessata nel suo ruolo di protagonista e non ancora in grado di reggere la scena, se messa a confronto con i suoi comprimari, in particolare i vilains.

Eppure, WW84 è un film godibile

Al netto di questi problemi, tuttavia, Wonder Woman 1984 è un film godibile, dal significato profondo e con alcuni personaggi davvero ben riusciti.

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Barbara Minerva, interpretata da una magnetica Kristen Wiig, è uno di questi: con lei Patty Jenkins lancia un messaggio profondamente femminista, perché Barbara non riesce a determinarsi, come individuo, se non attraverso lo sguardo esterno, soprattutto quello maschile. Quando esprime il suo desiderio di diventare come Diana, la controparte è perdere quel calore e quella umanità che la caratterizzano.

Nel suo diventare una villainess, Barbara accetta quella condizione maschilista per cui solo una donna potrà condividere il potere e la gloria, solo una potrà sedersi con gli altri uomini allo stesso tavolo e la donna in questione ha bandito per sempre la sua umanità e vulnerabilità, per diventare un essere pieno di rabbia e vendetta. Con lei riflettiamo su quante volte, per sentirci accettat* abbiamo sacrificato parti di noi e della nostra vita.

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Altrettanto magnetico è il personaggio di Max Lord, interpretato da Pedro Pascal, un villain che incarna l’egoismo e l’avidità umana, ma è al tempo stesso vittima e carnefice. L’interpretazione dell’attore cileno rende impossibile distogliere lo sguardo dallo schermo, è fluida e ben riuscita, regalandoci un villain tridimensionale, con un passato complicato e un grande amore per suo figlio.

Buona anche la chimica tra Gal Gadot e Chris Pine, perdutamente innamorati e, nel caso di Diana, più umani che mai. Con il secondo capitolo, Gal Gadot mostra il lato più egoista del suo personaggio e, pur con problemi di interpretazione, si riesce a empatizzare con le sue emozioni e il suo tormento. Percepiamo la lotta di chi desidera ardentemente mantenere ciò che ha, ma in cui la consapevolezza di dover abbandonare questo sogno è più forte. Dopotutto, la verità è l’unica cosa che conta.

Ed è proprio nello scontro finale che prende vita ciò che per tutto il film ci viene ripetuto: siamo avidi, meschini, crudeli e questa è una verità che dobbiamo accettare. Ma, proprio da questa accettazione deriva che possiamo salvarci, se accettiamo il nostro essere umani e imperfetti, allora, possiamo provare a migliorare.

Wonder Woman 1984 è un flm con problemi, e questa è una verità che dobbiamo accettare. Eppure, è anche un film che riesce a intrattenere e a parlare al pubblico, a trasmettere la sua verità e a ricordarci che siamo imperfettamente umani e, nonostante questo, ci sono in noi grazia e bellezza.

Bonus: scena nei credits

Prima di lasciarvi, vi consigliamo di non abbandonare la visione prima dei titoli di coda: c’è una scena nei credits davvero interessante!

E voi, avete visto Wonder Woman 1984? Vi è piaciuto? Fatecelo sapere! E, come sempre, continuate a seguire Fuori Series, per ogni aggiornamento sulle vostre serie e film preferiti!