Black Mirror 5 | Smithereens

La dipendenza da Social Network è il cardine di Smithereens dal sapore più classico, e proprio per questo ben riuscita: a voi la recensione!

Black Mirror, ormai lo sappiamo, tratta delle conseguenze che derivano dal cattivo uso della tecnologia. Ciò che accomuna tutti gli episodi della serie è proprio il mostrare l’altra faccia della medaglia, il lato oscuro del progresso tecnologico, progresso che semplifica le nostre vite ma che riduce le relazioni umane a semplici interazioni digitali.

Le tematiche trattate in Smithereens non sono certo una novità in casa Black Mirror, ma c’è qualcosa che rende unico quest’ultimo episodio.

black mirror waldo
Tostadora.it

Innanzitutto, a differenza degli episodi precedenti, in Smithereens di fantascientifico non troviamo nulla, discostandosi di pochissimo dalla realtà. In secondo luogo, il surrealismo tipico della serie, in cui i temi trattati sono volutamente estremizzati, lascia spazio ad un cinico realismo. In effetti, la vicenda narrata potrebbe benissimo comparire da un momento all’altro sulla prima pagina di un giornale!

OCCHIO ALLO SPOILER!

Modern f***ing companies!

Andrew Scott, il Professor Moriarty di Sherlock, interpreta Chris, un autista Uber sul limite di un crollo emotivo (a quanto pare meditazione e gruppi di sostegno non sono poi così utili) che offre passaggi solo ai dipendenti di Smithereens, il corrispettivo “Black Mirroriano” (nuovamente, concedetemi il termine) di Facebook.

Tutto scorre liscio finché Jayden, stagista presso la multinazionale, non sale sull’auto del protagonista. A questo punto la vicenda si mette in moto!

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Infatti Chris rapisce il ragazzo con l’intento di sfruttarlo per mettersi in contatto con Billy Bauer, fondatore della compagnia nonché nome presente anche in Bandersnatch.

Situazioni complicate

Per puro caso la polizia nota la presenza dell’ostaggio all’interno dell’auto di Chris ed ha inizio un breve (ma intenso) inseguimento che si conclude con il veicolo sospetto fuoristrada e le pistole degli agenti pronte a fare fuoco.

Seguono 45 minuti (!) di stallo durante i quali l’interpretazione magistrale di Scott non fa mai calare la tensione.

A questo punto la narrazione si divide in tre linee principali: Chris che tenta disperatamente di contattare Bauer, la polizia che cerca di mantenere la situazione sotto controllo e la CEO di Smithereens che è sempre un passo avanti alle forze dell’ordine grazie ai dati ricavati dal Social Network, a cui sono iscritti più di un miliardo di persone tra cui anche il protagonista

Chris alle prese con i vari dipendenti di Smithereens.

Questo parte è una critica esplicita alla gestione della privacy degli utenti da parte dei Social Media. Non a caso l’intera vicenda è ambientata nel 2018, anno in cui sono stati hackerati i profili di più di 100 milioni di utenti Facebook

Il Ritiro Silenzioso
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Dopo una lunga e sofferta attesa Chris viene contattato da Bauer, che si trovava nel bel mezzo di un ritiro spirituale, e tra i due inizia un intenso dialogo. Così scopriamo il motivo del rapimento di Jayden: la ragazza di Chris morì in un incidente automobilistico causato dal protagonista che, alla guida dell’auto, fu distratto da una notifica di Smithereens

Billy Bauer, il santone dei Social.

Raggiunto il proprio obiettivo, Chris, dopo aver azzittito il “santone dei Social“, decide di farla finita. Allora Jayden, ormai libero, cerca di togliergli l’arma dalle mani: tra i due inizia una lite e la polizia decide di sparare.

Non sappiamo chi dei due sia stato colpito dal proiettile, ma visti i primi piani dei personaggi principali e le reazioni indifferenti degli utenti Smithereens, è probabile che il nostro autista abbia terminato la sua crociata. 

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Finalmente un episodio degno di Black Mirror

In questo episodio Charlie Brooker mostra tutta la sua abilità nel saper evidenziare con estremo cinismo gli aspetti negativi della società odierna. Ma lo fa con uno sguardo maturo, più oggettivo e realista.

Dalla critica feroce ai Social Media passando per la questione della privacy online fino all’esigenza di ritrovare rapporti umani autentici, Smithereens lascia “quella sensazione di impotenza”, come scrive il The Atlantic, a cui Black Mirror ci aveva abituati. 

Tutto si incastra alla perfezione: la scrittura, la regia e l’ottima interpretazione di Andrew Scott. Gli elementi si fondono in questa semplice seppur profonda vicenda. Senza ombra di dubbio, il migliore episodio di questa quinta stagione.

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