Quicksand: la miniserie svedese che ha incantato il mondo

Netflix porta sul piccolo schermo il romanzo svedese “Sabbie Mobili” dell’autrice Malin Persson Giolito con una miniserie in sei episodi dal titolo Quicksand. Un piccolo gioiellino che merita di essere visto e adesso insieme vediamo il perchè.

Di cosa parla Quicksand?

Un inizio piuttosto forte che vede una classe vuota con ragazzi distesi a terra completamente esanimi colpiti a morte da raffiche di proiettili. Una ragazza in ginocchio con il fucile vicino e con le mani completamente insanguinate. Maria Maja Norberg ha diciott’anni ed accusata di aver ucciso cinque dei suoi compagni. Nella lista figura anche il nome del suo fidanzato Sebastian Fagerman.

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Come mai ha fatto questo? Cosa l’ha spinta a compiere questo terribile gesto?

Tranquilli perchè in sei episodi abbiamo tutte le risposte alle nostre domande. Veniamo letteralmente scombussolati dalla tormenta emotiva provata dalla giovane ragazza. Grazie ai numerosi flashback abbiamo la possibilità di vedere e analizzare ogni vicenda fino al verdetto finale.

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Una storia coinvolgente

L’efficacia della storia, a mio parere, è dovuta a due piccoli aspetti che potrebbero essere insignificanti, ma che sono in realtà il punto di forza di Quicksand. Il primo è senza dubbio l’ambientazione, mentre invece l’altro è la tematica di fondo.

La Svezia, un paese considerato quasi perfetto nella sua organizzazione, viene mostrato sotto un’ottica completamente diversa. Quicksand mostra infatti la così detta polvere nascosta sotto i tappeti. La ragazza è lo specchio di come questa perfezione sia in realtà fragile ed effimera. Lei è infatti il classico esempio di un èlite ipocrita, di una vita fatta di vacanze costose, di feste patinate e di scuole alto locate. Peccato che non sia tutto oro quello che luccica!

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Il secondo aspetto invece riguarda la tematica. Lo so, anche io quando ho letto per l’ennesima volta una sparatoria nella scuola ho subito pensato, mio dio: ANCORA! Invece vi dirò, affrontato in chiave svedese, la storia è convincente e coinvolgente. Allontanandosi dal modello americano caratterizzato dal famoso politically correct, Quicksand si mostra essere crudo e reale. Non aspettatevi la classica storiella fritta e rifritta, ma qualcosa di veramente originale. Ovviamente una nota positiva va all’attrice protagonista, Hanna Ardéhn, che riesce ad essere quasi impeccabile nonostante la sua giovane età.

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VOTO: 8

Quicksand risulta essere godibile. Sei puntate non sono tante, è vero, ma risultano essere perfette per la narrazione. A dare una marcia in più è il fascino scandinavo che come sempre alza l’asticella del gradimento.

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