The Irishman: l’essenza del gangster movie in una pellicola

Scorsese con The Irishman ha riunito gli Dei dell’Olimpo di Hollywood per raccontare un’odissea fatta di violenza, amicizia, tradimento e ricordi.

Iniziamo dicendo subito che The Irishman non è (volutamente) un film innovativo. Martin Scorsese, con quest’ultima fatica, ha voluto elogiare tutto il filone dei gangster movie narrandone l’ultima fase, quella che finora è sempre stata nascosta. Ossia la fase in cui i protagonisti sono ormai vecchi, logorati da quel tipo di vita e, proprio per questo, senza via di uscita.

L’omaggio al genere di appartenenza è da subito visibile. Infatti The Irishman apre con una scena che ricorda molto la sequenza iniziale di Quei Bravi Ragazzi, nota come The Copa shot. Ma a differenza di questa, lo sguardo reso attraverso la cinepresa è differente, più maturo e carico di tutta la violenza che dovrà, necessariamente, arrivare. L’atmosfera è grottesca: divertente e divertita, ma anche cupa e pesante. Caratteristica che ritroveremo in tutto il film.

loading…
Leggi anche: The Irishman è pensato per il cinema, parola di Robert De Niro

Frank Sheeran: l’Irlandese che “imbianca le case”

Il film narra la storia del killer irlandese Frank Sheeran (Robert De Niro), affiliato alla mafia italo-americana, focalizzandosi sul suo rapporto con Jimmy Hoffa (Al Pacino), boss del sindacato Teamsters e anch’esso collegato alla malavita, e sul ruolo del protagonista nella scomparsa di quest’ultimo.

Robert De Niro interpreta Frank Sheeran in The Irishman

De Niro recita nei panni di un personaggio imperturbabile, veterano della seconda guerra mondiale, il quale, dopo un trascorso da autista di camion torna ad impugnare le armi, ma questa volta per conto di un boss della mala: Russell Buffalino (Joe Pesci).

Le due figure, i due boss (Pesci da un lato e Pacino dall’altro) saranno le voci che guideranno per tutto il film le azioni del protagonista, killer silenzioso ed efficiente. Le loro storie personali si intrecciano con gli avvenimenti storici americani a cavallo tra gli anni ’60 e i ’70. In primis, l’assassinio di Kennedy e il deterioramento dei rapporti politici con Cuba.

Molto più che gangsters e pistole

Dobbiamo dire però che l’intreccio tra affari pubblici e Cosa Nostra non è il vero nucleo del film. Certo, ci sono tantissime scene tipiche del filone gangster e che omaggiano i classici del genere. Ma ognuna di esse è perte di un’analisi più profonda, una lezione di vita che ha a che fare con la perdita. Perdita della vita sicuramente, ma anche perdita intesa come il processo che, dovuto al passare del tempo, porta le esperienze a divenire memorie e le memorie ad essere dimenticate.

Ciò che interessa realmente Scorsese sono i sentimenti. L’amicizia che lega i tre uomini, nonostante gli affari e la violenza li portino inesorabilmente alla deriva. L’amore di un padre per una figlia che lo ha rinnegato. La necessità di essere perdonati e di potersi perdonare. Come ha scritto il The Guardian, togliendo tutto il superfluo, The Irishman è la storia di un uomo costretto da giovane a non poter provare rimorso, il quale si ritrova, ormai vecchio e stanco, non più in grado di fare i conti con se stesso e con il proprio passato.

Leggi anche: The Irishman, il film originale Netflix con Robert De Niro sarà nei cinema

In conclusione

The Irishman non è certamente l’unico film di Scorsese sulla malavita. Ma è l’unico che la ritrae in modo “sentimentale“, umano. Guardare il film nel suo evolversi corrisponde ad assistere ad un ciclo che si chiude, finendo per essere dimenticato come tante altre storie. Non è un film semplice, questo è poco ma sicuro. È un film per cinefili, un unico grande cameo al gangster movie classico e ai suoi personaggi. E, in fin dei conti, è un film che deve assolutamente essere visto.

Vuoi rimanere sempre aggiornato? Continua a seguire Fuori Series!