When they see us: un docudramma sul razzismo che ci invita a riflettere

Dalla pagina di cronaca al pubblico Netflix, è una storia che merita di essere ascoltata e condivisa. Scopriamo insieme perché.

Si sa, i fatti di cronaca non hanno misteri da svelare. Non per questo non sono degni di essere trasportati sul grande schermo (o su quello più piccolo dei nostri pc). Basti pensare all’ondata di serie che testimonia la popolarità del genere: A Very English Scandal, Dirty John, Escape at Dannemora e I Am the Night, giusto per citarne alcune.

A volte, è vero, si tratta di libere ispirazioni che quindi consentono ancora un certo margine di originalità, ma non è sempre così. Ci sono infatti anche casi di vere e proprie trasposizioni. Cosa, allora, le rende avvincenti?

Parola d’ordine: verità

La loro forza non risiede nella suspense, ma nel messaggio che vogliono comunicare. When They See Us, miniserie che ha fatto il suo debutto su Netflix da meno di 24 ore (31 maggio), incarna appieno questa esigenza.

Di cosa tratta? Il caso Central Park Five

New York, 19 aprile 1989. A Central Park, viene rinvenuto il corpo di una jogger, Trisha Meili (Alexandra Templer) in fin di vita e vittima di stupro. Senza prove indiziarie, la procuratrice Linda Fairstein (Felicity Huffman) dichiara subito degno di sospetto ogni ragazzo nero che fosse presente al parco al momento dei fatti. Vengono così brutalmente coinvolti cinque minorenni tra i 14 e i 16 anni. Il gruppo è costituito da un ispanico Raymond Santana (John Leguiziamo) e quattro afroamericani: Antron McCray (Jovan Adepo), Yusef Salaam (Chris Chalk), Korey Wise (Jharell Jerome), Kevin Richardson (Asante Blackk).

È l’inizio della fine: quattro episodi scandiscono il loro viaggio emotivo che li porta a confessare un crimine che non hanno commesso.

Una storia potente e una sceneggiatura fedele

Afferma Robin Swicord, co-sceneggiatore della miniserie: “Penso che questa sia una storia potente a cui tutti possono relazionarsi – sicuramente la comunità che ne è stata più colpita.”

Per una riproduzione il più possibile fedele, gli scrittori della serie hanno inoltre ascoltato la testimonianza diretta dei cinque ex-adolescenti: “Il tempo non ha offuscato i loro ricordi di ciò che hanno attraversato”, aggiunge Swicord.

Perché vederla?

Non è una serie che si vede a cuor leggero, soprattutto quando si è in cerca di spensieratezza. Tuttavia, vederla è quasi necessario. Perché?

Innanzitutto per conoscere e ricordare. Il caso Central Park Five è stato definito dal Times uno dei crimini di maggiore risonanza degli anni ’80. Forse, però, le nuove generazioni non lo conoscono affatto e quelle meno giovani potrebbero averlo dimenticato.

Il secondo ingrediente del successo è l’impatto emotivo. Noi spettatori siamo proiettati sulla scena, la sofferenza dei ragazzini è la nostra, così come lo sdegno per le loro vite spezzate da una decisione ingiusta.

Ho apprezzato inoltre la scelta di una miniserie e non di un film. Le varie fasi della vicenda (l’interrogatorio, il processo, l’esperienza in carcere e il seguito che non svelo) vengono così somministrate gradualmente. Lo spettatore ha tutto il tempo di metabolizzarle e, perché no, anche di immedesimarsi.

È infatti un’esperienza immersiva ed emozionante da cui si esce profondamente cambiati.

VOTO: 9

E voi, l’avete già vista? Se sì, cosa ne pensate?

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